Alla scoperta di Singapore, tra quartieri etnici e architettura contemporanea

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Cosa fare a Singapore. Questa non era una tappa programmata; semmai è stata più una buona occasione colta. La destinazione finale erano le Filippine, ma per una fortunata combinazione di voli sono riuscita a passare tre giorni a Singapore alla fine del viaggio, prima di tornare in Italia. L’idea non mi è dispiaciuta affatto: ammortizzare il trauma del ritorno dopo 3 settimane zaino in spalla ai tropici, con qualche giorno di esplorazioni urbane in una grande città modernissima, pulitissima e ordinatissima.

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Singapore. Impressioni di viaggio

Modernissima, pulitissima, ordinatissima. E anche carissima. Me lo avevano detto che è una delle città più care dell’Asia e del mondo, ero preparata a questo. Non ero preparata a tanto lusso, a un’intera città proiettata verso degli standard superiori; almeno per quanto riguarda il turismo, quasi non esiste la fascia bassa; hotel, ristoranti, negozi, puntano tutti in alto. Naturalmente con un po’ di impegno si possono ridurre molto le spese di viaggio, soprattutto per quanto riguarda mangiare e dormire; ma i prezzi sono più o meno quelli europei quindi preparati a spendere decisamente di più rispetto al resto dell’Asia.

E poi è caldissima. Afosa proprio. Un’afa che leva di sentimento. Anche questo me lo avevano detto, ma finché non l’ho provato non ho pienamente capito la portata dell’afa. Rileggendo quanto ho scritto finora pare che Singapore sia un inferno caldo e umidiccio dove della gente ricca estorce soldi ai viaggiatori poveri. Non è ovviamente così; magari i picchi raggiunti dai prezzi, dall’umidità e dalla temperatura sono lo scotto da pagare per vivere in quella che a prima vista potrebbe sembrare la città perfetta, la città del futuro (uso il condizionale perché non credo che esista una città perfetta).

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Appena arrivata sono rimasta affascinata dall’architettura della città: tutto è contemporaneo, progettato con attenzione per soddisfare requisiti estetici, funzionali e ambientali. Passeggiando nella zona di Beach Road sembra di essere dentro al rendering di uno studio di architettura, e ho pensato che Singapore è la prova che l’architettura eleva la qualità della vita. Oltre a essere ricca, Singapore è anche una delle città più sicure al mondo, dove il crimine scarseggia e le forze dell’ordine possono dedicarsi all’applicazione di leggi più frivole, come il divieto totale di usare e importare gomma da masticare.

Sembra davvero la città perfetta, o almeno una di quelle che ci si avvicinano. Ma come ho detto non credo che esistano, e anche Singapore avrà i suoi scheletri nell’armadio. Tipo la storia del paradiso fiscale. Battute a parte, immagino che non sia tutto diamanti, mercedes e Ray-Ban a specchio, ci sarà qualcuno che probabilmente fa una vita molto dura, in una società del genere.

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Dove dormire a Singapore

Per rispondere a questa domanda ho scritto un intero post: dove dormire a Singapore. Quindi ti consiglio ti leggerlo, ci trovi anche delle alternative economiche al Marina Bay Sands CON piscina panoramica!

Come spostarsi a Singapore

Il sistema di trasporto pubblico è efficiente – come tutto il resto – capillare e sicuro: metropolitana e autobus arrivano ovunque e collegano il centro con l’aeroporto fino a tarda notte. Per risparmiare qualche dollaro invece di pagare le singole corse, si può acquistare una card abbonamento. Ce ne sono di due tipi:

  • Singapore Tourist Pass – disponibile da uno, due o tre giorni, permette di fare corse illimitate su tutti i trasporti pubblici. Al momento dell’acquisto si devono lasciare anche 10 dollari di cauzione, che vengono poi rimborsati quando si restituisce la carta.
  • Ez-link Card – costa 5 dollari e non è rimborsabile. È la classica carta ricaricabile che permette di viaggiare sui mezzi pubblici a tariffe scontate. Inoltre può essere usata per pagare in molti negozi e ristoranti della città.
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Cosa fare a Singapore

Marina Bay Sands

Un enorme centro multifunzionale che comprende un centro commerciale con negozi e ristoranti di alto livello, casinò, teatro, spazi espositivi e il famosissimo Marina Bay Sands Hotel. Se ami lo shopping di lusso e la cucina contemporanea potresti passare intere giornate qui dentro. Potresti anche pensare di passare una notte da favola in un hotel lussuoso, solo per godere della sua piscina, l’infinity pool più alta e famosa del mondo. La piscina del Marina Bay Sands Hotel si trova al 57esimo piano, sulla terrazza sospesa sopra alle tre torri che compongono l’audace architettura dell’edificio, e l’accesso è riservato solo agli ospiti dell’hotel.

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Se invece vuoi solo goderti il panorama senza spendere centinaia di euro per soggiornare nell’hotel hai due opzioni:

  • Salire all’observation deck pagando un biglietto di 23 dollari
  • Andare al ristorante e bar Spago (due stelle Michelin), che si trova sulla stessa terrazza della piscina. L’accesso è gratuito ma ovviamente bisogna consumare qualcosa. Altrettanto ovviamente i prezzi sono alle stelle, un cocktail costa 26 dollari, ma visto che rispetto all’observation deck ci sono 3 dollari di differenza, ho scelto questa opzione e con 3 dollari in più ho aggiunto un cocktail stellato alla vista della città dall’alto.
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La vista dalla terrazza del Marina Bay Sands

Cosa fare a Singapore: Gardens by the Bay

Questi giardini botanici erano la voce n.1 della mia lista di cosa fare a Singapore, e dopo averli visitati confermo la mia impressione: sono l’esperienza più bella che si possa fare qui, e da soli bastano per giustificare una visita alla città.

Inaugurati nel 2002, i Garden by the Bay sono diventati immediatamente l’icona, il landmark di Singapore, grazie ai suoi alberi giganti su cui crescono piante tropicali. I super-trees emergono dal fitto verde del parco e di sera si illuminano come se la loro linfa fosse fatta di luce e le stelle si fossero posate sui loro rami. Sarei stata ore a guardarli, sia di giorno che di notte.

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Gli alberi sono tanto poetici quanto funzionali, infatti al loro interno nascondono pannelli solari per la produzione di energia elettrica, impianti di raccolta e riciclo delle acque piovane, e per la circolazione dell’aria nelle serre. Per vedere le loro chiome più da vicino c’è una passerella sopraelevata, l’OCBC Skyway, che regala un panorama spettacolare con un punto di vista insolito.

Ma non ci sono solo i super-alberi, i Gardens by the Bay sono un intero universo botanico composto da diversi giardini tematici (alcuni sono dedicati alle varie etnie che compongono la popolazione di Singapore: i giardini cinese, malese, indiano e inglese) e da due grandi serre, cupole di vetro e acciaio dalle forme sinuose e contemporanee.

La prima è il Flower Dome, che ricrea un clima mediterraneo e sub-tropicale. La seconda, la più spettacolare, è il Cloud Forest, che ricrea l’ambiente di una foresta pluviale. Al suo interno c’è una montagna con una cascata artificiale (che si può raggiungere in ascensore) e una passerella sospesa per ammirare da vicino le piante che ricoprono la montagna. A orari prestabiliti viene persino ricreata la nebbia e la pioggia tipiche delle foreste equatoriali.

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Informazioni pratiche per la visita dei Gardens by the Bay

I giardini si trovano dietro al grande complesso di Marina Bay, composto dal centro commerciale e dal celebre Marina Bay Sands Hotel; per raggiungerli bisogna entrare nello shopping center alla base dell’edificio, districarsi tra le decine di negozi e ristoranti, perdersi nella lobby dell’hotel, fino a trovare l’ascensore con le indicazioni per i Gardens by the Bay. L’ascensore porta a un piano superiore da cui parte una passerella pedonale sospesa che finalmente da accesso ai giardini. Sembra complicato e in effetti lo è.

L’ingresso ai giardini è gratuito, ma si paga tutto il resto: l’accesso alle serre, quello alla passerella sospesa tra gli alberi, eventuali bus navetta per accorciare le distanze (i giardini botanici sono davvero enormi).

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Consiglio utile:

Al Marina Bay Sands e ai Gardens by the Bay bisogna venirci sia di giorno che di sera, perché sono due esperienze diverse ma entrambe imperdibili. Di giorno si possono visitare i giardini, le serre e il resto; mentre la sera si viene per ammirare i super-alberi illuminati a festa e per lo Spectra, uno spettacolo di luci laser, proiezioni, musica e getti d’acqua che ogni sera prende vita alla base del complesso.

Cosa vedere a Singapore: Colonial District

Come si intuisce dal nome è quella parte del centro di Singapore costruita dagli inglesi come centro direzionale: edifici coloniali di rappresentanza, grandi prati dove giocare a cricket, ponti in ferro costruiti in Scozia e un’atmosfera decisamente internazionale. Quasi non sembra neanche di essere in Asia. Volevo vedere i giardini botanici dello storico Raffles hotel, ma è ancora chiuso per restauri. Così mi sono accontentata di fare una passeggiata per la zona, andando a caccia delle sculture di Botero e Salvador Dalì e spingendomi fino a Marina Bay e ai Quays. I Quays sono i vecchi moli del porto di Singapore, oggi trasformati in zone commerciali dove saltare da un ristorante a un bar ad un negozio alla moda.

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La zona di Colonial District non mi ha entusiasmata, sarà che sono un po’ sorda al richiamo del fascino dei vecchi tempi coloniali, o forse perché dovevo necessariamente stare alla larga da ristoranti e negozi di lusso. Invece, spingendomi da Colonial District verso nord lungo Beach Road, ho apprezzato molto di più questa parte del centro della città. Intorno a Beach Road sorgono alcuni edifici firmati da grandi nomi dell’architettura veramente unici. Faccio un solo nome, quello di Norman Foster che ha progettato il complesso di South Beach, ma Beach Road è una lunga galleria di architetture contemporanee che mi ha davvero colpita.

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Quartieri etnici a Singapore: Chinatown

Invece che quello coloniale, mi sono piaciuti molto di più i quartieri etnici, primo fra tutti Chinatown (ammetto di avere un debole per le Chinatown di tutto il mondo). Una manciata di strade dove tra i negozi colorati che vendono stoffe, rimedi tradizionali di medicina cinese e souvenir dozzinali per turisti, emergono grandi templi buddhisti e taoisti. A Chinatown resistono ancora le architetture tradizionali di Singapore del secolo scorso, le shop houses dalle facciate colorate con un negozio al piano terra e l’abitazione a quello superiore. E tra una shop house e l’altra si possono trovare, come piccole sorprese, i murales dell’artista locale Yip Yew Chong. La sua street art racconta la vita quotidiana delle famiglie cinesi di Singapore, con uno stile dolce, naif e fuori dal tempo. Il più famoso è il grande dipinto sul muro posteriore del tempio Thian Hock Keng, che illustra la storia della città di Singapore, dall’arrivo dei primi immigrati cinesi fino all’odierna esplosione edilizia.

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Di templi ne ho visitati diversi, anche se non conosco bene né le religioni né l’arte orientale i templi asiatici mi affascinano molto, soprattutto per i colori accesi e peri dettagli… Insomma, per il senso estetico così diverso dal nostro. Il più famoso è il Buddha Tooth Relic Temple, che conserva una discussa reliquia, un dente di Buddha (un canino per esser precisi, ma comunque non si può vedere, è dentro a un prezioso reliquiario). Inaugurato nel 2002, non è certo antico ma è comunque molto bello. Ti consiglio di visitarlo anche perché ai piani superiori del tempio c’è un interessante museo che, oltre a esporre reliquie e oggetti devozionali, racconta in modo semplice la vita e gli insegnamenti del Buddha agli ignoranti come me.

E poi Chinatown naturalmente è un paradiso per gli amanti della cucina cinese! Invece dei ristoranti di lusso qui trionfano i piccoli ristoranti familiari, che preparano una sola pietanza con pochissime varianti, in perfetto stile cinese; ma anche i chioschi di street food, di solito raggruppati in grandi complessi di bancarelle, come il popolare Chinatown Complex.

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Quartieri etnici a Singapore: Little India

A Little India la facciata di ordine e pulizia di Singapore comincia a incrinarsi: si insinuano nell’aria odori forti, dai profumi delle spezie all’odore della cacca delle mucche (che non ho visto, ma devono esserci da qualche parte), le strade non sono più super pulite, cominciano a sembrare non dico sporche, ma almeno vissute dall’umanità. E l’umanità indiana quando vuole sa farsi sentire. Le strade di Little India sono piene di musica tradizionale e tintinnii di campanelli, odori decisi, donne dai sari coloratissimi, uomini che fumano lontano dalle aree fumatori (che a Singapore significa sprezzo della legge), bambini che corrono ovunque.

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Il quartiere indiano è prevalentemente di religione induista e abbondano i templi dedicati a questo culto. Ci tenevo a visitare il tempio della dea Kalì (Sri Veeramakaliamman) e per farlo ho stoicamente aspettato mezz’ora fuori per l’apertura, con la caldazza. Visto che faceva caldo ho fatto una merendina leggera, un curry puff, cioè un panzerotto fritto ripieno di pollo e verdure al curry. È talmente amato a Singapore che il peluche più gettonato tra le braccia e sugli zainetti delle ragazze è proprio a forma di curry puff.

Però ne è valsa la pena aspettare (e sudare ulteriormente grazie allo snack fritto e speziato) perché ho potuto assistere alla puja, il tradizionale rito di preghiera e di offerte alla dea. Ma l’induismo non è l’unica religione presente a Little India: in poche centinaia di metri si possono visitare templi buddhisti, taoisti e moschee.

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Cosa fare a Singapore: visitare l’Asian Civilization Museum

Diversi viaggiatori incontrati lungo il percorso me ne avevano parlato come di uno dei musei più belli e interessanti che avessero visitato, quindi sono andata a visitarlo carica di curiosità e aspettative. E in effetti è davvero molto affascinante: il museo illustra attraverso oggetti artistici antichi di grande qualità, tutte le principali civiltà asiatiche da un punto di vista artistico, culturale e religioso.

Tra le sezioni che ho trovato più interessanti c’è quella dedicata all’arte cristiana in Asia: forse perché è un linguaggio che conosco bene, ho apprezzato davvero la ricca collezione di oggetti cristiani realizzati da artigiani asiatici, spesso non cristiani, utilizzando gli stili e gli archetipi delle loro culture. Il risultato è un’iconografia decisamente originale. Ma anche la sezione al piano terra dedicata all’immenso mondo delle ceramiche cinesi mi ha colpita un sacco.

E soprattutto la sezione dedicata alla Nave Tang, un reperto storico unico al mondo: una nave araba di oltre 1000 anni fa, naufragata con un carico di oltre 60mila ceramiche cinesi e altri oggetti preziosi, e ritrovata soltanto negli anni ’80. Una testimonianza straordinaria dei commerci tra oriente e occidente e anche di come gli artigiani cinesi si adattavano a soddisfare le strane richieste degli stranieri. Il museo offre giornalmente visite guidate gratuite in inglese e io ne approfittato: è stato quello che ha fatto davvero la differenza, senza le spiegazioni della guida sarebbe stata solo una serie di begli oggetti senza un contesto intorno.

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Alcune ceramiche della Nave Tang

Cosa fare a Singapore? Mangiare un sacco!

Il cibo è uno degli aspetti che più mi interessavano di Singapore: quando diverse culture con grandi tradizioni culinarie si incontrano, il risultato non può che essere gustoso. E qui si incontrano le deliziose cucine cinesi, malesi, indiane, che a volte si influenzano a vicenda e altre volte si incontrano con la cucina occidentale e internazionale.

I ristoranti stellati non si contano, ma non si deve necessariamente spendere una fortuna per mangiare bene, anzi, il cibo è una delle poche cose che non costa una fortuna a Singapore. Si può mangiare per pochi dollari alle bancarelle di street food, e nei quartieri etnici si trovano ristoranti economici a gestione familiare. Singapore è anche l’unica città al mondo dove alcune bancarelle di street food si sono guadagnate una stella Michelin, quindi andare a caccia di street food può essere davvero un’esperienza di alto livello per il palato ma non per il portafogli.

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Street food da una stella Michelin

Sentosa Island

Sentosa è l’isola del divertimento di Singapore, dove si può passare tranquillamente un’intera giornata (anche due) a patto di avere abbastanza budget. L’attrazione principale è il parco di divertimenti Universal Studios, ma ci sono anche spiagge con eleganti bar e ristoranti, e persino la Wave House, una piscina con onde artificiali dove fare surf. E poi c’è il Sea Acquarium, l’acquario più grande del mondo: lo cito per completezza ma io non lo visiterei mai e ti consiglio di fare altrettanto, sono totalmente contraria agli animali tenuti in cattività e un acquario non è molto diverso da uno zoo.

A Sentosa Island ci si può arrivare sia a piedi, attraversando un ponte, sia con la monorotaia Sentosa Express che parte da VivoCity, oppure con la funivia. A parte i piedi, le altre opzioni sono a pagamento, e bisogna anche aggiungere una piccola tassa di ingresso all’isola, che poi si può girare in monorotaia o in autobus. Cito Sentosa Island per completezza ma confesso che per mancanza di tempo, di budget e di interesse per le attrazioni, l’ho tagliata fuori dal mio itinerario: richiede almeno una giornata e ho preferito dedicare il mio tempo e i miei soldi ad altro.

Cosa vedere a Singapore. Guida per scoprire la città
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